giovedì 17 marzo 2011

150° Unità d'Italia - Omelia card. Angelo Bagnasco

Non è retorica, né tantomeno nostalgia quella che ci muove, ma la consapevolezza che la Patria che ci ha generato è una preziosa eredità e insieme una esigente responsabilità.
E' la "tensione morale e spirituale, in cui si sono forgiate la lingua e progressivamente la sensibilità e la cultura", che "ha condotto, per vie non sempre rettilinee, a dar vita all’Italia."


Con queste parole, il Card. Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha aperto l’omelia in occasione della celebrazione eucaristica per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, a Roma, nella Basilica di S. Maria degli Angeli, giovedì 17 marzo 2011.
Da sottolineare il passaggio che partendo dal richiamo alla regola d’oro - “Tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi, questo anche voi fate a loro” - indica come uscire "dalla trappola mortale di un individualismo che ha mostrato chiaramente le sue falle e i suoi inganni".
“Come agire allora? A partire da me, ma non per me” (Martin Buber, Il cammino dell’uomo). Nessuno è l’obiettivo di se stesso! "
E aggiunge: "l’uomo non è una monade gettata per caso nel caos, un caos  abitato da innumerevoli altre che vagano come scintille nella notte, ma è relazione". "Da questa origine deriva nell’uomo un indirizzo di marcia che è un’esigenza ontologica. Seguire questa direzione profonda significa per la persona raggiungere se stessa, compiersi, creare una società ricca di relazioni positive".

Leggi il testo integrale